STORIA ARTE CULTURA TURISMO

 

PERSONAGGI CELEBRI

 Giuristi, diplomatici, letterati 

 

 Architetti, scenografi, trattatisti 

 

 Musicisti, cantanti, attori 

 

 

Il primo nome illustre fra i molti giureconsulti a cui Fano ha dato i natali è quello di Martino del Cassero (sec.XIII), attivo negli studi di Modena e di Bologna da non confondere con l’omonimo Martino da Fano (sec.XIV), autore di apprezzate opere giuridiche. Nel secolo XV vanno almeno ricordati Ugolino de Pili, illustre nelle armi e nelle lettere, che fu vicario di Pandolfo III Malatesti e godette di numerose benemerenze pontificie (causa, queste, della sua tragica fine voluta da Sigismondo Malatesti), e Giovanni de Tonsis, teologo francescano e vescovo di Fano, autore di un apprezzato ‘commento’ oggi purtroppo perduto della “Divina Commedia”. Fra gli umanisti attivi negli stessi anni o poco dopo vanno ricordati Antonio Costanzi (1436-1490) e suo figlio Giacomo Costanzi (1473-1517), Francesco Ottavi detto Cleofilo (1447-1490) e il celebratissimo Niccolò Perotto (1429-1480), nato a Sassoferrato, ma ‘concepito’ (come lui stesso soleva affermare) a Fano. Con i primi anni del Cinquecento c’è anche da registrare la venuta a Fano dello stampatore ebreo (un fanese, quindi, d’adozione) Gerolamo Soncino (1460-1534) a cui va il merito di avere dato alla città lma sua prima tipografia, pubblicando opere di notevole pregio, come il “Decachordum Christianum” di Marco Vigerio (1507), con la collaborazione dell’umanista feltresco Lorenzo Abstemio, chiamato a Fano ad insegnare nella pubblica scuola comunale. Un clima culturale in cui ebbero a formarsi importanti personalità quali quella di Lelio Torelli (1489-1576), noto soprattutto per aver rivestito la carica di segretario di Cosimo I granduca di Toscana e per aver curato la celebre edizione delle “Pandette Fiorentine”, o quella del suo emula Antonio Negusanti (1465-1528), autore del trattato “De pignoribus et hypothecis” e, più tardi, quelle di Sebastiano Amiani (1525-1560), teologo ed erudito, segretario generale agostiniano al Concilio di Trento, e del di lui fratello Nicolò Amiani, teologo e predicatore domenicano, dottore in utroque versato in diverse lingue, o ancora quella di Gerolamo Rusticucci (1537-1603), nativo di Cartoceto, segretario di Papa Sisto V, protonotario apostolico e infine cardinale. Un periodo che vide anche la fioritura di poeti epici e lirici come Giambattista Dragonvino, l’esule cantore dello “Innamoramento di Guidon selvaggio” e della “Marfisa nizzaeea”, Giulio Cesare Bambini, Orazio Biccardi e Cesare Simonetti, professore quest’ultimo di diritto civile a Padova e poeta lirico per dilettto (“Eime scelte”, “Madrigali”, il poemetto “Proteo” e la commedia boschereccia “Amaranta”); né possono essere dimenticati il novemlliere Carlo Gualteruzzi, il giureconsulto e letterato Francesco Lanci (autore del romanzo “Aminta”) e Adriano Negusanti Sr. (1553-1613), autore della “Sylva responsorum” (una raccolta di consigli, comprendente anche numerose notizie riguardanti Fano). Sul finire del secolo, in pieno clima di controriforma, vanno pure ricordati i fratelli Bartolomeo e Francesco Dionigi, rispettivamente autori di un “Xompendio historico del vecchio e nuovo testamento” (1590) e di un “Decamerone spirituale” (1594), autore il secondo anche di testi teatralicome la pastorale “Amor cortese” e la tragedia agiografica “Devota rappresentazione dei martirii di Santa Christina”. A Guido Nolfi (1554-1627), giurista di fama con incarichi presso la corte papale, va invece il merito di aver disposto con lascito testamentaerio i mezzi necessari per far sorgere quel Collegio degli Studi che nel 1729, con autorizzazione di Pappa Benedetto XIII (confermata nel 1731 dall’imperatore Carlo VI), sarebbe diventato l’Università Nolfi (con facoltà di conferire lauree il legge, medicina e filosofia), soppressa purtroppo nel 1824 con la riforma degli studi voluta da Papa Leone XII. In tempo di prospere accademie e di dotte polemiche erudite (secoli XVII e XVIII) non mancarono poi anche a Fano diversi patrili letterati che tentarono la via dell’epica e del teatro o quella più gentile della lirica d’amore, alternandole a ricerche storiche o a stesure di trattati. Di tutti il maggiore fu certo Vincenzo Nolfi (1594-1665) che du l’autore del poema agiografico “La Santa Casa di Loreto”, della tragedia “Romilda” e del dramma per musica “Bellerofonte”, della fortunata “Ginipedia overo avvertimenti per donna nobile” che ebbe ben tre edizioni, dell’antiromanzo “Elena restiruita alla fama di pudicizia”, di scritti agiografici sulle vite dei santi protettori di Fano e soprattutto del voluminoso manoscritto “Delle notitie historiche sopra la fondatione varietà de’governi e successi memorabili della città di Fano”. Gli tennero buona compagnia Pietro Negusanti (1620-1662) con la sua “Faneude” in ottava rima e l’unito “Compendio histyorico dell’origine e fondazione di Fano”, il celebre giurista Gregorio Amiani, fondatore nel 1541 dell’Accademia degli Scomposti, Pier Francesco Lanci, poeta in latinoe in volgare, operante in seno alla Accademia dei Musici, Giulio di Montevecchio Sr., facile e ameno poeta, autore dell’inedita “Scorneide”, Camillo Boccaccio, poeta e autore di testi teatrali (‘Nerone’, “La generosa Continenza di Scxipione Affricano” e ‘Gli amori nella disperazione fortunati”, Fulvio Fenga e Ottavio Ligi, rispettivamente autori delle commedie “Gli accidenti d’amore” e “Gli infortunii fortunati”, e Giovanni Bartolomeo Duranti, autore di libretti per oratori riuniti nel volume “la melodia sacra” (1689); né piò essere dimenticato l’abate Domenico Federici (1633-1720), nativo di Nargni, autore di scritti politici (“La verità vendicata dai sofismi di Francia”), ascetici e letterari (fra cui alcuni libretti per drammi musicali e oratori), accorto diplomatico alla corte di Vienna e residente cesareo a Venezia, fondatore della Biblioteca Federiciana (1680), la maggiore delle istituzioni culturali fanesi giunte sino ai tempi nostri. Del secolo XVIII vanno anche ricordati i poeti arcadici Pompeo di Montevecchio (alias Fertilio Lileo) , autore anche della trgedia “Chilperico” (1714), e Pietro Paolo Carrara (alias Clarimbo Palladico), autore anche della tragedia “Cesare”, e soprattutto Pietro Maria Amiani (1702-1775) per i due tomi delle “Memorie istoriche della città di Fano” (1751), oggi più citate che lette, ma che ebbero al tempo loro l’approvazione del Muratori. Nella seconda meté di quel secolo si affermarono pure i deu fratelli Marcantonio (1721-1782) e Camillo Marcolini Sr. (1738-1814). Il primo che, datosi alla vita ecclesiastica, fu prelato domesoco e vescovo assistente al soglio di Papa Clemente XIV e che fu elevato da Papa Pio VI alla porpora cardinalizia (1777); il secondo che ebbe incarichi importanti alla corte del Principe Elettore e poi Re di Sassonia come sorvegliante delle Gallerie d’Arte, direttore delle celebri fabbriche di porcellana e anche Ministro di Stato (fra le molte onorificente ebbe quella fi Balì e Priore del Sovrano Ordine di S.Stefano, nonchè quella di Cavaliere di S.Andrea e ottenne infine da Napoleone quella di Grand’Ufficiale della Legion d’Onore). Fra gli eruditi illuminisri è da citare Gianlorenzo Ferri (1755-1820), poligrafo versatile in italianoe francese, aitore del volume “Londres et les Anglais” e dello “Spettatore Italiano” (1822), zio di Cristoforo Ferri (1790-1834) che militò negli eserciti napoleonici e fu poeta di riconosciuto valore, frequentatore di quel cenacolo di letterati e filosofi equilibratamente anticruscanti che ebbe fra i suoi promotori il poeta Vincenzo Monti e i cugini pesarresi Giulio Perticari e Francesco Cassi. Allo stesso cenacolo appartennero in gioventù altri noti studiosi fanesi come il filologo ed erudito Filippo Luigi Polidori (1801-1865), il patrizio Torello Torelli (1808-1851), che diede alle stambe diverse commedie, e il celebre orientalista e cultore di studi biblici Muhelangelo Lanci (1779-1867). Non vanno inoltre dimenticati studiosi ed eruditi di merito come il letterato e archeologo Fortunato Lanci (1793-1877), il canonico Raffaele Francolini 1788-1840), monsignor Celestino Masetti (1810-1882) e il diligente ricrcatore di memorie storiche e artistiche fanese conte Stefano Tomani Amiani (1805-1885) e ancora Camillo Marcolini Jr (1830-1889), autore del volume “Notizie storiche della provincia di Pesaro e Urbino”: precursori tutti dei vari Luigi Masetti e Alessandro Billi, Adolfo Mabellini e Giuseppe Castellani, Ruggero Mariotti e Cesare Selvelli, Luigi Asioli e Vittorio Bartoccetti, Riccardo Paolucci e Pier Carlo Borgogelli-Ottaviani, Serafino Prete, Sesto Prete ed Enzo Capalozza, senza dimenticare il latinista Adolfo Gandiglio, fanesi di nascita o d’adozione, alcuni attivi fino alla seconda metà del ‘900 come collaboratori della rivista “Studia Picena” e di altre pubblicazioni a carattere storico e artistico. Relativamente al secolo XIX non si può soprattutto dimenticare Giulio Grimaldi (1872-1910), autore del romanzo marinaresco “Maria Risorta”, di novelle e di liriche in lingua e in dialetto (“Grod e àcin”), studioso di lettezratura e di storia, fondatore e direttore per un decennio della rivista “Le Marche”. Altra personalità da ricordare è quella di Luigi Ambrosini (1883-1929), giornalista e scrittorevivacissimo di problemi letterari e politici, collaboratore del “Marzocco’ e della ‘Voce”, autore, fra l’altro, delle postume “Cronache del Risorgimento”. Fanese di nascita fu pure Bruno Barilli (1880-1952), giornalista e letterato, nonchè musicista e critico musicale, da ricordare soprattutto tra i fondatori della “Ronda” e per gli scritti “Delirama”, “Il sorcio nel violino”, “Il paese del melodramma”, “Il sole in trappola”, “Ricordi londinesi”, “Capricci di un vegliardo” e altro ancora; né va dimenticato Gustavo Brigante Colonna (1878-1956), redattore di periodici e quotidiani (“La vita”, “Il travaso delle idee” , “Il messaggero”, “Il Giornale d’Italia”), poeta e fecondo autore di saggi e romanzi storici fra i quali vanno ricordati “Roma papale”, “Il processo dei Cenci”, “La nepote di Sisto V” e “Olimpia Panphili”. Su tutti si distacca nettamente la figura di Fabio Tomabari (1899-1989) i cui maggiori volumi (“Frusaglia”, “I ghiottoni”, “Il libro degli animali”, “L’incontro”, “Renda e Rondò”, “Ercole al bivio”) ne fanno il più autentico poeta dell’anima fanese e marchigiana ad un tempo in una personalissima dimensione cosmico-atemporale largamente permeata di spiritualismo steineriano. Nella seconda metà del secolo si sono infine venuti affermando Luciano Anselmi, collaboratore di giornali e riviste, commediografo e autore di romanzi e racconti (“Niente sulla piazza”, “Gramignano”, “Un viaggio”, “Storie parallele”, “Gli anni e gli anni”, “Piazza degli Armeni” e altro ancora, compresa la serie di ‘gialli’ dedicata al personaggio del commissario Boffa), e Giuseppe Bonura che ha riscosso critiche estremamente lusincghiere con i romanzi “Il rapporto”, “La doppia indagine”, “La pista del Minotauro” e “L’adescatore”; né si può concludere senza ricordare un critico e gironalista apprezzatissimo come Valerio Volpini (“Antologia della poesia religiosa italiana contemporanea”, “Prosatori cattolici”, “Prosa e narrativa dei contemporanei”, “Violenza anni ’60", “Sporchi Cattolici”) e il saggista, storico e narratore Antonio Glauco Casanova (“Storia popolare dell’Italia contemporanea”, “Il’22. Cronaca dell’anno più nero”, “Matteotti. Una vita per il socialismo”, “Ciceruacchio”, “Carlo Bonaparte” e il recente “Personaggi sparsi e un po’di Fano”). Filippo Morolli) per la ricostruzione del Teatro della Fortuna (1840).

 

Il giurista Adriano Negusanti (1533-1613) fu per molti anni fra i membri più in vista del Consiglio generale di Fano, più volte priore, fu gonfaloniere nel 1589. Incisione tratta dalla Sylva Responsorum (1619)

 

Ritratto di Vincenzo Nolfi opera di Giovanni francesco Guerieri (Fano, Pinacoteca Civica)

 

Ritratto del Duca Giulio di Montevecchio( Giusto Cespi)

 

 

 

Ritratto dello storico Fanese Pietro Maria Amiani attribuito a Carlo Magini (Fano Pinacoteca civica)

 

Ritratto del Fililogo e storico Filippo Polidori di Giacinto Riboni (Fano Pnacoteca civica)

 

Ritratto dell’erudito Stefano Tomani Amiani di Clemente Alberi eseguito nel 1831 (Fano Pnacoteca civica)

 

Il poeta Fabio Tomabari

(1899-1989)

 

         

Ritratto del giurista fanese Lelio Torelli ricavato da un affresco del Vasari in Palazzo Vecchio a Firenze (Fano, Pinacoteca Civica)

 

Papa Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini) in un ritratto eseguito dal fanese Ottavio Morganti (1598)

       

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