Alla vigilia della unificazione
nazionale (1860) la consistenza del patrimonio pittorico del Comune di
Fano era abbastanza modesto, soprattutto se posto a confronto con
quello attuale che è il frutto, da una parte, del successivo
incameramento dei beni appartenuti alle congregazioni religiose
soppresse e, dall’altra, di donazioni varie e delle recenti
acquisizioni seguite alla soppressione degli enti assistenziali già
riuniti sotto l’insegna della ex Congregazione di carità, poi I.R.A.B.
Gli unici dipinti di proprietà comunale ricordati nella storica guida
di Stefano Tomani Amiani a metà Ottocento sono il Ritratto di Papa
Clemente VIII (il fanese Ippolito Aldobrandini), dipinto da Ottavio
Morganti in occasione del passaggio per Fano dell’illustre
concittadino (1598), le tre grandi tele a soggetto biblico (Davide e
Abigaille, Eliezer e Rebecca e Giuditta con la testa di Oloferne)
donate al Comune dal loro autore, il fanese Sebastiano Ceccarini (le
prime due nel 1771 e la terza nel 1779), e le due piccole tele del
S.Giovanni Battista e della Addolorata di Francesco Mancini: dipinti
tutti appesi allora alle pareti di quelle sale che costituivano il
piano superiore dell’antico Palazzo Malatestiano sul lato affacciato
su via Montevecchio. Piano soprastante la cosiddetta Sala Morganti,
abbattuto in seguito alle lesioni provocate dal terremoto del 17-18
marzo 1874 e non più ricostruito. Anche se il Tomani Amiani non ne fa
cenno, sull’altare dell’adiacente piccola ex Cappella di Corte
figurava inoltre allora anche l’opera prima del Ceccarini, quella
Vergine con il Bambino che appare ai Santi Protettori di Fano, inviata
da Roma, città dove il giovane artista fanese studiava presso la
bottega del Mancini, fin dal 1726. Di altri dipinti minori (ritratti
di papi, cardinali e prelati vari, nature morte, paesaggi e altro
ancora) non c’è menzione nelle vecchie guide, ma tutto lascia pensare
che facessero già parte del patrimonio pittorico comunale, così come
il bel S.Paterniano e l’Angelo, altra opera ceccariniana acquistata
nel 1772. Solo dopo la ricordata unificazione nazionale, come disposto
dall’art.33 della legge del 7 luglio 1866 e e dall’art.1 della legge
del 15 agosto 1867, furono ceduti in proprietà al Comune di Fano tutti
i dipinti custoditi nelle chiese di S.Cristina (Padri Cappuccini),
S.Francesco (Minori Conventuali), S.Teresa (Carmelitane), S.Pietro in
Valle (Filippini), S.Paterniano (Canonici Regolari Lateranensi),
S.Maria Nuova (Minori Osservanti), S.Ignazio (Gesuiti), S.Francesco di
Paola (Minimi), S.Salvaore di Monte Giove (Camaldolesi) e S.Biagio in
Marano (Girolomini), oltre alle tele appartenute alla ex Università
Nolfi (il David del Domenichino, la copia della Madonna delle rose
dello stesso, eseguita da Carlo Magini dopo la vendita dell’originale,
le quindici grandi copie di Sebastiano Ceccarini degli affreschi
eseguiti dal Domenichino nella Cappella Nolfi in Cattedrale, il
S.Andrea Crocifisso del pesarese Gian Giacomo Pandolfi e il Ritratto
di Vincenzo Nolfi del forsempronese Giovanni Francesco Guerrieri). Va
però precisato che solo i dipinti delle chiese definitivamente chiuse
al culto (S.Cristina, S.Francesco e S.Ignazio) furono presi in
consegna dal Comune, mentre quelli delle chiese rimaste aperte al
culto rimasero all’interno delle stesse, seguendone le sorti fino ai
tempi nostri, comprese le tele della soppressa chiesa di S.Teresa,
lasciate in consegna alle monache Carmelitane. Dalla chiesa di
S.Cristina vennero prelevati per far parte della futura costituenda
Pinacoteca lo splendido S.Nicola da Bari in Gloria di Mattia Preti (il
Cavalier Calabrese), la pregevole Madonna con il Bambino e i Santi
Cristina, Francesco e Felice da Cantalice di Francesco Mancini, il
S.Gerolamo orante di Giampiero Zanotti, il S.Serafino che guarisce il
Cardinal Bandini di Sebastiano Ceccarini e la buona copia d’ignoto del
S.Francesco stigmatizzato del Barocci.
Dalla chiesa di S.Francesco furono invece rimossi il grandioso
S.Francesco vegliato dagli Angeli di Girolamo Donnini, l’Estasi di
S.Giuseppe da Copertino e la Vergine con il Bambino che appare a
S.Rocco di Sebastiano Ceccarini, il Martirio di S.Fedele da Sigmaringe
di Pietro Tedeschi e l’ottocentesca Immacolata Concezione del pesarese
Giuseppe Castellani. Dalla chiesa di S.Ignazio, infine, fu trasferita
la preziosa Vergine con il Bambino che appare a S.Tommaso da Villanova
di Simone Cantarini per accostarla alla nota Madonna con il Bambino e
i Santi Agostino e Monica (la cosiddetta Madonna della cintura) dello
stesso, proveniente dal soppresso convento agostiniano di Brettino.
Dopo un lungo periodo di provvisoria esposizione presso la scomparsa
‘Sala dei quadri’ del Teatro della Fortuna, solo intorno al 1920 la
neonata Pinacoteca Civica trovò la sua sede definitiva all’interno
dell’ex Palazzo Malatestiano dove fu trasferito anche un primo nucleo
di opere di proprietà della Congregazione di carità, autentiche gemme
della raccolta odierna, fra le quali lo splendido polittico
quattrocentesco della Madonna della rosa di Michele Giambono e la
preziosa pala con la Sacra conversazione (Madonna in trono con il
Bambino e i Santi Elena, Zaccaria, Sebastiano e Rocco) di Giovanni
Santi Più tardi (1932) fu trasferita in Pinacoteca anche la
monumentale pala del S.Michele Arcangelo che abbatte Lucifero e Cristo
che resuscita Lazzaro, capolavoro della bottega fanese di Bartolomeo e
Pompeo Morganti che la dipinsero nel 1534 per la chiesa di S.Michele
presso l’Arco d’Augusto. Altri trentasei importanti dipinti della
Congregazione di carità giunsero in Pinacoteca nel 1937, compresa la
splendida Maddalena penitente del Guerrieri e il Ritratto di Fra
Giovanni de’Pili attribuito allo stesso, seguiti nel 1938 da tre
piccole tele (deposito della romana Galleria di Palazzo Venezia) fra
cui il bozzetto su rame del S.Carlo Borromeo di Andrea Commodi.
Nell’immediato dopoguerra, causa i danni subiti dalla chiese di
S.Agostino e S.Domenico, furono depositati in Pinacoteca anche il
celebre Angelo Custode del Guercino e il S.Tommaso d’Aquino di Palma
il Giovane. Altro deposito fu quello, concesso nel 1956 dalla milanese
Pinacoteca di Brera, della grande pala della Madonna in trono con il
Bambino e i Santi Andrea e Paolo, ritenuta allora opera del fanese
Pompeo Morganti, ma dipinta invece per la chiesa pesarese di S.Andrea
dall’urbinate Pietro Antonio Palmerini. Chiusa nel frattempo al
pubblico per lavori di consolidamento e ristrutturazione dell’ex
Palazzo Malatestiano durati dal 1951 al 1969, la Pinacoteca vide
egualmente accrescersi le sue raccolte con l’arrivo (anno 1967) di ben
ottantadue dipinti lasciati al Comune dal collezionista Luigi
Antonelli, comprese opere attribuite a Claudio Ridolfi (Cristo alla
colonna) e a Francesco Mancini (S.Francesco in preghiera), e più tardi
ancora (1975) gli ottantaquattro dipinti (in massima parte
otto-novecenteschi) della collezione di Velia Vici Martelli (tele di
Gerolamo Induno, Michele Gordigiani, Francesco Vinea, Luigi Bechi,
Giacomo Mantegazza, Ruggero Panerai, Giuseppe Magni, Ettore Tito,
Beppe Ciardi, Giovanni Bartolena, Donatello Stefanucci e altri
ancora): opere venute ad integrare la sezione moderna ben
rappresentata da ritratti e autoritratti di Clemente Alberi, Francesco
Podesti, Giovanni Pierpaoli e Giusto Cespi. Con l’arrivo nel 1984 di
altre quarantaquattro tele già appartenute alla ex Congregazione di
carità, compresi alcuni paesaggi attribuiti al napoletano Alessio De
Marchis, il numero dei dipinti oggi posseduti dalla Pinacoteca fanese
si approssima a cinquecento: dipinti, purtroppo, solo in parte esposti
al pubblico per la carenza di spazi disponibili. Un problema di non
facile soluzione, tenuto anche conto dei numerosi restauri portati a
termine in questi ultimi anni che hanno consentito più di una scoperta
come la firma dell’arceviese Ercole Ramazzani in una Annunciazione con
i Santi Giovanni Battista e Francesco del lascito Antonelli.
La visita alla Pinacoteca si effettua salendo la rampa che dalla Corte
Malatestiana conduce allo scalone del fronte orientale. Si raggiungono
così i locali del mezzanino dove si trova la biglietteria con uno
spazio per la vendita di libri, cartoline e pubblicazioni varie d’arte
e storia locale. Qui è anche lo spazio espositivo destinato alla
Collezione numismatica che riunisce monete romane, medioevali e
moderne, comprese quelle dell’antica zecca fanese (secoli XV-XVIII),
la serie delle note, stupende medaglie malatestiane realizzate da
Matteo de’Pasti (1446) e quelle di Paolo Sanquirico coniate a ricordo
dello scavo del porto Borghese (1613). Altro ambiente vicino è
dedicato ad una campionatura della Raccolta di ceramiche di cui fanno
parte frammenti vari risalenti ai secoli XIV-XVII, parte dei vasi
delll’antica farmacia dell’ospedale, caratterizzati dal motivo della
cosiddetta ‘rosa pesarese’ e realizzati nel 1803 dalla manifattura
Casali & Calegari, oltre ad alcuni pezzi del prezioso servizio da
tavola in porcellana, eseguito nel 1782 per il Comune di Fano dalla
manifattura veneziana di Geminiano Cozza.
Salendo il ricordato scalone, domina sul fondo del primo pianerottolo,
inquadrata dall’elegante portale a paraste scanalate che fu già della
demolita chiesetta di S.Maria dei Piattelletti (1480), l’originale
bronzeo della Statua della Fortuna, realizzato dall’urbinate Donnino
Ambrosi nel 1593 per la fontana di piazza Maggiore. Al termine dello
scalone è l’aerea bella Loggia cinquecentesca che dà accesso,
attraverso un severo portale in pietra risalente al 1475, all’antica
Sala Grande, fatta erigere da Pandolfo III Malatesti dopo il 1413. Il
vasto ambiente, illuminato sui due lati maggiori da otto grandi
bifore, ha una copertura con capriate a vista rifatte e ospita,
unitamente all’adiacente Sala del caminetto, i dipinti più antichi e
pregevoli (secoli XIV-XVII) della Pinacoteca civica. Fra i dipinti più
antichi è una Madonna del latte (trittico attribuito a Guglielmo
Veneziano), oltre al ricordato polittico della Madonna della rosa di
Michele Giambono (già presso il santuario di S.Maria del Ponte
Metauro).
Seguono in ordine cronologico la pala cella Sacra conversazione di
Giovanni Santi e quella della Madonna di S.Andrea di Pietro Antonio
Palmerini, oltre ad una Croce dipinta, attribuita alla bottega del
fanese Pompeo Morganti. Sulla parete d’ingresso del salone maggiore ha
trovato spazio la grandiosa pala con S.Michele Arcangelo che abbatte
Lucifero e Cristo che resuscita Lazzaro di Bartolomeo e Pompeo
Morganti (1534). Sui due lati maggiori, invece, una serie di spazi a
nicchia rimanda alla collocazione originaria delle varie tele: opere
già esposte in cappelle e altari laterali di chiese oggi scomparse. È
sufficiente citare il celebratissimo Angelo Custode del Guercino
(1641), il pregevole S.Tommaso d’Aquino di Palma il Giovane (1590) e
le belle tele di Simone Cantarini, Gian Giacomo Pandolfi e Giovanni
Francesco Guerrieri per finire con il bellissimo S.Nicola da Bari in
Gloria di Mattia Preti.Da Palazzo Nolfi proviene il ricordato David
attribuito al Domenichino, mentre dalle varie raccolte sopra citate
provengono i vari dipinti di medie dimensioni collocati negli spazi
disponibili fra cui vanno almeno citati il S.Carlo Borromeo di Andrea
Commodi e un S.Girolamo attribuito ad Alessandro Tiarini.Sul lato di
fondo del salone erano gli accessi alla cappella di corte e
all’appartamento di rappresentanza che occupavano l’intero piano
settentrionale, abbattuto dopo il terremoto del 1874. Restano oggi
solo due piccole anticamere e una scaletta a chiocciola che consente
di scendere fino al superstite piano terreno nel cui salone maggiore
(la ‘Sala Morganti’) sono esposti i più importanti dipinti del secolo
XVIII: in particolare la grande tela con S.Francesco vegliato dagli
Angeli di Girolamo Donnini e altre tele d’altare o a soggetto biblico
di Giampiero Zanotti, Placido Costanzi, Francesco Mancini, dei fanesi
Sebastiano Ceccarini e Paterniano Fanelli e del pesarese Pietro
Tedeschi. Al centro del salone una fila di pannelli ospita altri
dipinti di minori dimensioni (quadri sacri, ritratti, paesaggi e
bozzetti di Francesco Mancini, Sebastiano Ceccarini, Carlo Magini,
Giuseppe Luzzi, Alessio De Marchis e Corrado Giaquinto). Una scala
conduce infine ad altro locale minore dove è in corso di ordinamento
una parte dei dipinti della sezione moderna (secoli XIX e XX). |
|
|
 |
|
Gerolamo Induno. Ritratto di
signora con bambina (sec.XIX) |
|
 |
|
Ignoto sec.XVII Riproduzione di
una scena di Gacomo Torelli |
|
 |
|
Giovanni Santi. Madonna in
trono con il Bambino |
|
 |
|
Il Guercino. Angelo Custode |
|
 |
|
Gian Giacomo Pandolfi, s.Andrea
crocifisso (sec. XVII) |
|