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PERSONAGGI
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I primi nomi di artisti
figurativi fanesi sono quelli di due miniatori vissuti in
epoca rinascimentale: Giovanni Peruzzo dei Bartolelli, che fu
anche matematico e cosmografo di fama, e Giovanni di Bartolo
Bettini che operò alla corte di Sigismondo Malatesti ed è
principalmente ricordato per le miniature della “Esperide” di
Basinio da Parma. Nel secolo XVI vanno ricordati Gerolamo
Gambetelli, che lavorò a Roma al tempo di Papa Pio IV, e il
geniale scrivano pontificio Luca Orfei, autore di due opere
fondamentali per le arti scrittorie e calligrafiche: “Alfabeto
delle Maisucole Abtiche Romane” (1586) e “Varie Iscrittioni
etc...’ (1589). Il Cinquecento fanese è peraltro degno di
particolare menzione per l’attività dei componenti le botteghe
familiari locali dei Morganti (Bartolomeo, Pompeo, Giovanni
Francesco, Michelangelo e Ottavio) e dei Persciutti (Hiuliano,
Pietro, Orfeo, Domenico ed Ercole Orfeo) sulle tracce tutti
del raggaellismo allora di moda, con provinciali arcaismi,
santiano-perugineschi e riferimenti lotteschi alcuni e con
netta impronta nordiva e manierista altri. Della prima
famiglia sono soprattutto da ricordare Bartolomeo e il figlio
Pompeo che nel 1534 firmarono insieme la grande pala della
“Caduta di Lucifero e resurrezione di Lazzaro” per la chiesa
fanese di S.Michele (ora in Ponacoteca): opera di notevole
importanza per definire il clima culturale instauratosi anche
a Fano nel momento do maggior fervore del cantiere roveresco
pesarese do Villa Imperiale. Alla seconda famiglia appartenne
invece quel Giuliano la cui opera più nota è la pala della
“Incredulità di S.Tommaso” (1546) per la chiesa fanese di
S.Tommaso Apostolo (tuttora in loco): dipinto ove gli echi di
Raffaello si sposano a quelli del Lotto. Nel secolo seguente,
allievo di Ludovico Carracci fu Bartolomeo Giangolini che ha
lasciato più di una tela nelle maggiori chiese fanese
(Cattedrale, S.Paterniano, S.Maria Nuova, S.Marco, S.Maria del
Suffragio), ma del quale nessuno si è ancora adeguatamente
occupato, non diversamente da Giambattista Manzi, autore di
grandi tele già in S.Paterniano (ora nei depositi della
Pinacoteca) e reputato quadraturista (erano suoi i dipinti
prospettici della volta di S.Agostino e del soffitto
dell’antico Teatro della Fortuna). Fama non solo locale (suoi
dipinti si trovano anche a Roma e in importantanti racclte
pubbliche e private) seppe invece conquistarsi Sebastiano
Ceccarini (1703-1803), allievo del vadese Francesco Mancini,
pittore eclettico e fecondissimo che abbellì chiese e palazzi
di Fano con le immagini di paludati eroi metastasiani e di
devote immagini di Madonne e Santi nei dolci atteggiamenti
della preghiera o del mistico rapimento. Fu anche un valido
ritrattista ed ebbe spesso come collaboratore i figlio
Giuseppe (1747-1811). Il fratello Carlo, invece, fu apprezzato
incisore e sono sue le sessantadue tavole per gli “Avanzi di
Pozzuoli e luoghi vicini, stampato a Napoli nel 1775.
Ritrattista non disprezzabile fu pure Carlo Magini
(1720-1806), nipote e allievo del Ceccarini, oggi grandemente
rivalutato per le sue bellissime nature morte: esempio
estremamente interessante di recupero arcaistico del più
schietto realismo lombardo, bolognese e napoletano, il tutto
con un personalissimo gusto per la contemplazione dell’oggetto
familiare e artigianale che è componente tipica dell’animo
marchoigiano. Nativo di Fano, seppure domiciliato e operante a
Fabriano, fu anche il reputato Giovanni Loreti (1686-1760),
così come lo furono Paterniano Fanelli e Giuseppe Luzzi di cui
restano pochi dipinti firmati. Nel secolo XIX fu molto
apprezzato Giovanni Pierpaoli (1833-1911), seguace fedele
quanto abile dell’accademismo ottocentesco da cui non andò
immune il asuo allievo e nipote Giusto Cespi (1867-1954). Di
entrambi si ricordano soprattutto alcuni bei ritratti
(bellissimo l’autoritratto del Pierpaoli oggi presso la
Pinacoteca Civica), quadretti di genere ed alcune copie di
opere famose come lo “Scosalizio della Vergine” del Guercino.
Del tutto libera da compiaciuti accademismi e da frigide
ricercatezze, liricamente e malinconicamente tutta sua, è
stata invece l’arte di Emilio Antonioni (1895-1968) che ha
trovato espimatori numerosi e che ha dato di Fano e dei suoi
vicoletti, del suo porto e dei suoi orti, immagini
poeticissime. Una tematica che si ritrova anche in molte delle
tempere, degli acquerelli e dei bei disegni di Giorgio Spinaci
(1904-1875), resa dramma tica e potente dal gesto della fatica
quotidiana dei pescatpro e dei calafati, efficacemente
ritratti con i loro strumenti di lavoro. Nativo di Fano fu
anche il famoso grafico e cartellonista Federico Seneca di cui
si ricordano alcuni efficacissimi manifesti pubblicitari per
industrie dolciarie, alimentari e manifatturiere. Tralasciando
i viventi (numerosi e particolarmente attivi,compresi i
componenti dell’ultracinquantenaria Accolta dei Quindici) non
possono infine essere dimenticati il pittore e ritrattista
Orlando Sora (1903-1981), nativo di Fano, ma vissuto
soprattutto a Lecco, l’estroso e personalissimo Tarcisio
Generali (1904-1998), l’incisore di fama nazionale e maestro
di tanti giovani grafici Arnaldo Battistoni (1921-1990) e gli
indimenticati Bruno Radicioni (1933-1997) Antonio Rasile ed
Emilio Furlani (1941-2001).
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Sebastiano Ceccarini,
Autoritratto nell’atto di dipingere la figlia monaca Fano
Pinacoteca coivica |
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Seneca 1912 1913 Manifesto
per Fano stazione baneare |
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Emilio Furlani |
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Giovanni Pierpaoli,
Autoritratto (Fano, Pinacoteca Civica) |
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Giorgio Spinaci, Pescatori
sul molo (Pinacotaca Civica) |
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Arnaldo Battistoni nel suo
studio |
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Emilio Antonini, Vicolo con
figure |
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Orlando Sora, Maternità |
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Antonio Rasile |
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